Torture Garden cage

Ritorno al Torture Garden, il fetish club più grande del mondo

Dopo tre anni, qualche mese e una pandemia siamo tornati al Torture Garden, il fetish club made in UK più grande e storico del mondo. 

Come tanti altri eventi, si era dovuto prima interrompere – causa Covid – e poi reinventare in una veste diversa, più distanziata e statica. A ottobre 2020 l’organizzazione del Torture Garden aveva infatti lanciato The Pearl Necklace, “esperienza decadente” che è una sorta di supper club fetish/dark: sostanzialmente è una cena servita al tavolo con varie performance dal vivo, accessibile con il consueto dresscode fetish. Noi eravamo stati all’ultima data, dopo la quale il Torture Garden ha riaperto i battenti, e avevamo trovato carino avere di nuovo la possibilità di passare una serata alternativa e tornare a respirare un’atmosfera di libertà di espressione seppur con tutte le limitazioni dovute alle misure di sicurezza (tavoli ben distanziati, non ci si alza, non si balla, non si interagisce con gli altri tavoli). Adesso sembra che abbiano rilanciato il Pearl Necklace con un format più libero dove la cena e le performance sono seguite da un after party con tanto di dungeon e couples room.

Tornare al Torture Garden è stato bello perché essendo la seconda volta ci siamo sentiti meno novellini e sapevamo cosa aspettarci. Peccato che le aspettative fossero superiori a quello che abbiamo trovato.

Se vuoi sapere cos’è e “come funziona” il Torture Garden, ti invitiamo leggere l’articolo della nostra prima volta.

Torture-Garden-Electrowerkz

Rispetto al nostro primo Torture, abbiamo avuto la percezione che tutto fosse peggiorato un po’. La location era sempre la stessa: l’Electrowerkz, da tantissimi anni casa londinese del Torture Garden che, occasionalmente, si sposta in altre location, anche al di fuori di Londra.

La scenografia era più spoglia e raffazzonata: non abbiamo visto nessun’area doungeon attrezzata, nessuna parte dedicata, per esempio, a sperimentare impact play con fruste e flogger; il piano terra, che doveva ricordare uno speakeasy in versione zozzerella, era stato allestito velocemente con qualche tavolino rivestito di stoffa nera e qualche candela finta, fine; l’area dedicata alle foto era completamente spoglia e ospitava solo una gabbia.

torture-garden-cage

Gli outfit erano meno fetish e meno ricercati. La politica del dress code del Torture Garden è nota per essere piuttosto inflessibile e non ammettere nessun capo di abbigliamento tradizionale, compresi indumenti “sexy” che potrebbero adattarsi a qualsiasi serata malandrina un po’ svestita. Rispetto alla prima volta però ci è sembrato che ci fosse molto meno latex, meno pelle, meno fetish, meno stravaganza e molti più capi di lingerie sexy. Quindi anche il lato estetico è stato meno interessante. Probabilmente questo rende il Torture più approcciabile per un numero maggiore di persone ma la vocazione di questo club non è quella di buttare tutt* dentro ma di creare un ambiente in cui le persone possano abbracciare forme di esperessione convenzionalmente considerate estreme ed eccessive e – cito dal sito – di essere qualcun* che non puoi essere da nessun’altra parte.

Performance-Torture-Garden-London

Le performance erano decisamente poco spettacolari: non siamo riusciti a vederle tutte perché non c’era una scaletta definita, quindi dovevi capitare al momento giusto nella sala giusta, ma in quelle che siamo riusciti a intercettare non abbiamo visto niente di particolare né a livello di talento né di suggestività, cosa che al Pearl Necklace dell’anno scorso invece abbondava.

Quello che non è cambiato è l’ambiente altamente rispettoso e rilassato che contraddistingue il Torture Garden e che permette a chiunque di passare una serata prima di tutto piacevole che può andare dal solo clubbing a un’esperienza più interattiva dal punto di vista sessuale.

Ecco, le interazioni sessuali che capitavano soprattutto sul perimetro delle diverse sale sono state forse maggiori numericamente rispetto al party precedente.

Una menzione speciale va a Tiziano Rizzuti, fondatore di Torture Garden Italy (l’edizione italiana del Torture Garden, che si tiene a Roma da oltre 10 anni) e di Ritual The Club (il primo modern fetish party italiano, che si tiene a Roma), che ha portato a Londra la musica migliore della serata.

E adesso ci prepariamo al Torture Garden Italy 2022 (il primo dopo due anni di stop forzato): appuntamento il 28 maggio al Qube di Roma. 

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