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Come si gestisce la gelosia nelle relazioni non monogame?

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Ogni volta che sfioriamo il tema della non monogamia o raccontiamo la nostra esperienza con il poliamore, arriva, immancabile, la domanda che riguarda lei: la gelosia.

Narrata come una forza enigmatica, inevitabile e distruttiva che quando si innesca annebbia il cervello e ci trasforma in un mostro a tre teste pronto ad attaccare. 

Spesso ne parliamo come se fosse un tratto identitario: “sono/non sono una persona gelosa”, ma la gelosia non è incisa nel DNA, non si è persone gelose “per natura”.

La gelosia è un’emozione umana universale che si manifesta quando percepiamo la possibilità di perdere qualcosa che per noi è importante o quando pensiamo di non essere abbastanza per una persona.

È matematico che in uno stile di vita non monogamico le situazioni che innescano la gelosia possano aumentare, ma questo non significa che non si possa apprendere un modo nuovo di vivere le relazioni e le emozioni.

La gelosia non riguarda solo le relazioni intime ma qualsiasi relazione interpersonale – con amic*, collegh*, membri della famiglia… – ma l’unica forma di gelosia che sembra preoccuparci è quella che scaturisce dalle dinamiche romantiche e sessuali.

La gelosia è radicata nel senso di possesso: la monogamia ci ha abituato all’idea che viviamo in un’economia di scarsità di amore e di sesso; ci ha insegnato che esiste una sola persona giusta per tutta la vita, che deve appagare tutte le nostre esigenze – emotive, affettive, romantiche, sessuali… – e quindi, una volta trovata, bisogna fare di tutto per non farsela scappare, anche perché senza non possiamo essere delle persone complete, siamo solo metà della mela.

All’interno di questa narrazione problematica, la gelosia diventa la prova che teniamo a una persona. Il rischio è che diventi anche la scusa per tutte le reazioni impulsive che ne scaturiscono, per atteggiamenti aggressivi e oppressivi che vogliono solo limitare la libertà di una persona e vincolarla a un’altra e alla sua proprietà: non sono “effetti collaterali” dell’amore ma conseguenze distruttive di una cultura predatoria e possessiva delle relazioni.

Questa è una visione limitata e distorta che non tiene conto della complessità delle persone e della fluidità di dimensioni come l’amore e la sessualità; del fatto che l’amore sia una risorsa illimitata e moltiplicabile e che dare amore a una persona non significa toglierne a un’altra (abbiamo approfondito il tema in questo video). Non tiene neanche conto del cambiamento, del fatto che le persone non vivono in un vuoto ma si lasciano contaminare dal contesto, dalle situazioni, compiendo un percorso di crescita e di evoluzione, e che, allo stesso modo, cambiano ed evolvono anche le relazioni che esse costruiscono. 

Come reagiamo alla gelosia

Quando ci travolge l’ondata di gelosia tendiamo a sentirci dalla parte della vittima e a puntare il dito sulla persona e sull’evento/atteggiamento che l’ha portata a galla, a proiettare su di essa la colpa della nostra gelosia senza assumerci la responsabilità delle nostre emozioni. Invece di porci delle domande e metterci in discussione come partner, la viviamo come un torto personale nei nostri confronti. Invece di accoglierla e analizzarla, la nascondiamo, la neghiamo e reagiamo con rabbia. Nel tentativo di recuperare il controllo finiamo per fissare restrizioni e divieti – “questa cosa la puoi fare solo con me”. 

Diciamo che non sono le premesse migliori per costruire un rapporto basato sulla fiducia.

Come si può gestire la gelosia

La gelosia non è qualcosa di intrinsecamente negativo, è il sintomo di qualcosa che non ci fa star bene.

Per prima cosa potremmo provare ad accoglierla e ascoltarla invece di negarla e vergognarcene. 

La gelosia è un contenitore nebuloso di tante altre emozioni (rabbia, paura, tristezza..), quindi possiamo prenderci del tempo per analizzarla, dissezionarla, comprendere quali sono gli eventi che la innescano e provare a risalire all’origine, che non si trova nelle altre persone ma dentro di noi. 

La gelosia può scaturire da un’insicurezza, dalla possessività e dalla territorialità, da un senso di inadeguatezza, dalla competitività, da una bassa autostima e dal bisogno di una validazione esterna; spesso si genera dalla paura – dell’abbandono, del rifiuto, della perdita, di essere esclus* e perdere attenzioni, di essere sostituit*… 

Andare a fondo dell’origine della nostra gelosia può farci diventare più consapevoli delle nostre emozioni e delle nostre vulnerabilità, sulle quali poi possiamo lavorare (non per forza da sol*).

Un passo importante per superare la propria gelosia è comunicarla al* partner: in questo modo rendiamo l’altra persona partecipe delle nostre emozioni e gettiamo le basi per affrontarla insieme. Vergognarci delle nostre insicurezze e vulnerabilità non serve a superarle: condividerle invece può far crescere sia noi che la relazione.

È del tutto umano sentire il bisogno occasionale di ricevere validazioni e rassicurazioni: invece che mettere alla prova l’altra persona possiamo semplicemente manifestare questo bisogno, chiedere supporto e trovare insieme delle soluzioni che possano farci sentire protett* e rassicurat*. Ricordandoci sempre che non possiamo reggerci solo sulla validazione esterna ma che dobbiamo diventare consapevoli del nostro valore e di essere meritevoli di amore.   

Comunicare: ma cosa? Come?

Comunicare è IL mantra, l’unico elisir di lunga vita delle relazioni. Ma: non siamo abituat* a farlo, soprattutto in una relazione monogama, dove tendiamo a dare per scontato troppe cose.

In fondo durante gli anni della formazione non veniamo educat* alle relazioni ma anzi siamo portat* a pensare che sia qualcosa che viene naturale gestire, che non abbia bisogno di apprendimento. Allo stesso modo non veniamo educat* ad abbracciare le nostre emozioni, comunicarle e gestirle.

Quando però si esce dalla non monogamia cambia tutto: si entra in un territorio completamente nuovo e ci si rende conto che l’unico modo per farlo funzionare in modo sano e soddisfacente è esplicitare qualsiasi cosa – come ci sentiamo, cosa ci fa stare male, quali dubbi e paure stiamo affrontando… – per mettere le altre persone al corrente di quello che stiamo vivendo.

Nella comunicazione è importante allenare l’assertività: comunicare in modo assertivo non significa vomitare i propri problemi addosso a un’altra persona ma verbalizzare le proprie emozioni senza ferire e senza prevaricare, senza farla sentire in colpa, avendo cura dei sentimenti altrui; per farlo si parla in prima persona: “IO mi sento così quando succede questa cosa…” e non “perché TU fai/non fai cosi?”. La comunicazione passa anche dal mettersi in ascolto, praticando un ascolto attivo, genuinamente attento e curioso, orientato alla comprensione dell’altra persona. 

Ovviamente tutto questo richiede allenamento e tempo: è difficile metterlo in pratica un secondo prima di esplodere, con i piatti già in mano, pronti al lancio.

Le non monogamie sono fatte di accordi piuttosto che di regole e imposizioni; di comunicazione onesta e negoziazione continua.

Dalla gelosia alla compersione

Nel vocabolario del poliamore c’è una parola molto bella che è diametralmente opposta alla gelosia e alla possessività: compersione.

La compersione descrive la capacità di partecipare alla gioia altrui; è una sensazione di gioia provata nei confronti del piacere che un partner prova per le sue relazioni con altre persone. (È una gioia genuina, non un sorriso finto!) Naturalmente non è confinata alle relazioni poliamorose e intime, ma riguarda, per esempio, anche quelle di amicizia. La compersione permette di compartecipare alla felicità altrui e far sentire all’altra persona il proprio supporto. 

Questo significa che la gelosia sparisce in una relazione non monogama? No. Che per essere persone poliamorose valide si debba essere immuni dalla gelosia? No. Anche perché una cosa non esclude l’altra: la compersione non fa sparire magicamente la gelosia, che rimane un’esperienza emotiva umana che può far parte di ogni relazione. E che, come le altre emozioni, è transitoria: così come arriva, può essere contenuta, gestita e ricacciata indietro. 


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