caccia all'unicorno

Fantasia di threesome e caccia all’unicorno

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La leggendaria caccia all’unicorno (unicorn hunting) è l’attività ricreativa (per così dire) delle coppie monogame etero-assortite che decidono di aprire la coppia e si avviano alla ricerca di una terza persona – generalmente donna e single – con cui intraprendere avventure sessuali (il tanto bramato threesome) e/o – più raramente – relazionali (la formazione di una triade).

L’unicorno, quindi, è “la terza” (ugh), la donna – bisessuale o bicuriosa o eteroflessibile… – aperta a frequentare coppie e per questo ritenuta una creatura mitologica, rara e quasi impossibile da trovare.

Anche se il termine unicorno tende a romanticizzarne la percezione, questa pratica si basa su dei presupposti culturali problematici. 

Ovviamente non c’è niente di problematico in tre persone adulte di qualsiasi genere e orientamento sessuale/relazionale che consensualmente si avventurano in un’esperienza “a tre”. 

Il threesome è una delle fantasie sessuali più comuni e la triade (la relazione intima paritaria tra tre persone) è una delle tante possibili configurazioni relazionali poliamorose, ed entrambi funzionano per tantissime persone.

Dinamica eteronormata

La pratica dello unicorn hunting rientra in una visione molto eteronormata della sessualità e delle relazioni.

Guarda caso (di casuale c’è proprio poco, in realtà) le dinamiche che coinvolgono due donne e un uomo sono anche quelle più “sdoganate”: il threesome FFM (Female+Female+Male) appaga l’immaginario sessuale etero-maschile e per questo incontra una qualche validazione e idealizzazione sociale e un’estesa visibilizzazione nel porno di massa; la triade FFM è la relazione poliamorosa maggiormente stereotipata e rappresentata a livello mediatico (basta pensare a serie come You me her o Easy). 

L’immagine di due donne etero-flessibili che interagiscono sessualmente è altamente feticizzata nella nostra cultura e quando, in un threesome FFM, è messa al servizio dell’eccitazione del maschio etero esaudisce la fantasia machista e virile del possesso di due donne. 

Lo stesso non si può dire dell’immagine di  due uomini etero-flessibili o bisessuali che interagiscono sessualmente,  dinamica che gode di molta meno popolarità in quanto metterebbe in discussione l’eterosessualità – e quindi la virilità – del maschio. Il threesome MMF (Male+Male+Female), tra due uomini e una donna, è valido solo fino a quando i peni non incrociano le loro traiettorie e assolvono la funzione di dare piacere alla donna e sancire così la virilità e la capacità prestazionale del maschio, per la gioia del suo ego.

Questo approccio eteronormato è causa della discriminazione – sottoforma di cancellazione, invisibilizzazione – degli uomini bisessuali (BI erasure). Nella nostra società (soprattutto) l’uomo è chiamato a prendere una posizione netta e schierare il proprio orientamento sessuale: o è etero o è gay. 

La One Penis Policy – la regola che prevede di aprire la coppia esclusivamente ad altre partner donne e dotate di vulva/vagina – tutela la supremazia dell’unico pene e lo salva dalla rivalità maschile nella contesa della donna (ugh). Il threesome FFM protegge non solo l’eterosessualità e la virilità dell’uomo della coppia ma ne mette al sicuro anche il possesso sulla “sua donna”.

Dinamica predatoria

La “caccia all’unicorno” rafforza una visione predatoria dei rapporti sessuali dove la coppia è la creatura predatrice a due teste che va a caccia della sua preda: il potenziale unicorno ideale che soddisfa le esigenze (estetiche e prestazionali) della coppia. 

Sessualizzazione e oggettificazione della donna bisessuale

L’ambito unicorno è ridotta a oggetto del desiderio della coppia, feticizzato per appagarne la fantasia sessuale. Ciò che rende desiderabile l’unicorno è la sua apertura a interagire con la coppia, non la sua persona; l’unicorno è desiderabile perché risponde ai requisiti e ai desideri della coppia. 

Alla base di questa sessualizzazione risiede lo stereotipo secondo il quale le donne bisessuali sarebbero più “facili” e “naturalmente” aperte a un threesome con un uomo e una donna. 

Una caccia poco etica

La ricerca dell’unicorno avviene solitamente sulle dating app e in modo poco trasparente: questa dinamica è diventata un vero e proprio fenomeno che segue un pattern sempre simile. Di solito le cose vanno più o meno così:  la donna della coppia contatta un potenziale unicorno d’interesse per entrambi i partner presentandosi singolarmente e solo in un secondo momento dichiara di avere un partner e prova a convincere l’unicorno a unirsi a un’avventura a tre. Il target è quasi sempre una donna bisessuale o bicuriosa.

Privilegio di coppia

Lo unicorn hunting crea una dinamica di potere sbilanciata, gerarchica e non negoziata tra la coppia e la terza persona, dove le esigenze e i desideri della prima hanno priorità sulla seconda. (Naturalmente si possono costruire scenari sessuali/relazionali in cui ci sia uno sbilanciamento di potere tra le parti, ma questi devono essere voluti e negoziati con il consenso e la consapevolezza di tutte le persone coinvolte).  

È quello che viene chiamato Couple Privilege (privilegio di coppia): la coppia  agisce come un’unità e gioca con le proprie regole prestabilite alla quale la terza persona si deve adattare (chi fa cosa a/con chi, cosa non si può fare…). Regole che tipicamente sono pensate per proteggere la coppia ma che non tengono minimamente in considerazione le esigenze e i desideri dell’unicorno.

L’unicorno ideale dev’essere attratto da entrambi i partner e si deve incastrare nella coppia e soddisfare le sue aspettative – spesso irrealistiche e non condivise tra tutte e tre le persone – senza metterne in discussione gli equilibri.

Il rischio ovviamente è che l’unicorno venga trattato come il giochino nuovo, il passatempo, il diversivo usato per vivacizzare (o risanare) il rapporto di coppia. 

Esistono gli unicorni? E c’è un modo migliore/etico di trovarli?

In una visione più etica dei rapporti umani (sessuali e non) non esistono “gli unicorni” ma esistono persone che hanno voglia di esplorare una sessualità non convenzionale: non sono creature mitologiche e non sono oggetti ma hanno desideri ed esigenze che possono essere compatibili con quelle di altre persone (e coppie).

Una coppia che ha il desiderio di vivere una situazione intima con altre persone, prima di “andare a caccia” e immaginare la “preda ideale” dovrebbe lavorare sulla relazione e metterla in discussione, aprirsi all’incertezza e alla possibilità che l’equilibrio possa modificarsi: anche se non vogliamo o non ci sembra, tutte le relazioni cambiano nel tempo e sono influenzate da quello che succede all’esterno della coppia.

Non è detto che ce persone esterne alla coppia si sentano coinvolte esattamente nella stessa misura da entrambi i partner e non è detto che i legami che si costruiscono procedano precisamente allo stesso ritmo: bisogna dismettere l’idea che la “terza persona” abbia a che fare con l’unità coppia, perché  

Invece di mettere in atto una dinamica predatoria che pensa solo agli interessi e ai desideri della coppia, si può adottare un atteggiamento di apertura e ascolto nei confronti delle persone, aver voglia di conoscerle, di parlarci essendo onesti riguardo alle proprie intenzioni, aspettative, desideri, e insieme costruire delle situazioni che siano rispettose, sane, arricchenti e appaganti per ogni persona coinvolta, negoziando accordi.

Nel video su YouTube raccontiamo del nostro percorso, di come anche noi fossimo mossi da quella stessa dinamica predatoria ed eteronormata e di come siamo riusciti a cambiare prospettiva e atteggiamento. E raccontiamo anche la nostra esperienza di “couple hunting” perché, insospettabilmente, ci è capitato di trovarci dalla parte sessualizzata e oggettificata.

https://youtu.be/v2mxAisiaAk

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