Differenza transgender transessuale

C’è differenza tra transgender e transessuale?

Se non sai cosa vuol dire transgender, lo raccontiamo in questo video.

In questo video sveltino su YouTube prendiamo in considerazione la distinzione tra ‘transgender’ e ‘transessuale’ e ne analizziamo gli aspetti problematici. (Se guardi il video, puoi evitare di leggere tutto quello che c’è scritto dopo)

La comprensione attuale del genere si porta dietro una visione binaria dell’essere trans, che fa distinzione tra transgender e transessuali. Questa differenza quindi esiste a livello di cultura dominante ma si sta cercando di superarla.

Transessuale

Transessuale è un termine ormai vecchio, ma tuttora in uso, nato in ambito medico per la necessità di definire le persone trans che richiedevano di accedere a trattamenti ormonali e/o chirurgici al fine di modificare i propri caratteri sessuali, iniziando un percorso di transizione.

(Soprattutto) in passato, l’unica alternativa che sembrava consentire alle persone trans di integrarsi nella società e (soprav)vivere dignitosamente nella cultura dominante era quella di modificare il proprio aspetto (e corpo, nome) adeguandolo a quello associato al genere opposto.

A differenza di transgender, transessuale non è un termine ombrello.

Si usava il termine transessuale perché non era ancora stato introdotto il concetto di Disforia di genere.

Disforia di genere

Per Disforia di genere si intente uno stato di grande sofferenza, malessere, disagio, stress, causato dall’impossibilità di riconoscersi nel genere assegnato al momento della nascita.

Transessualismo e Disturbo dell’Identità di Genere (DIG)

Al posto di disforia di genere si parlava di Transessualismo e Disturbo dell’Identità di Genere (DIG) e quest’ultimo veniva catalogato tra i disturbi mentali, generando, sul piano culturale, una patologizzazione dell’essere trans, che equiparava essere una persona trans a una condizione che necessitava di medicalizzazione.

Il concetto di Disforia di genere, invece, sposta l’attenzione medica (e l’idea di ‘disturbo’, di ‘malattia’) dall’essere una persona transgender alla sofferenza (eventualmente) correlata al fatto di essere una persona transgender Dobbiamo ricordarci, però, che la sofferenza, l’angoscia, il disagio non dipendono esclusivamente dall’incongruenza tra la propria identità di genere e il sesso attribuito alla nascita ma anche, e fortemente, da come la società e la cultura dominante si comportano nei confronti delle persone trans, attuando marginalizzazione, discriminazione e patologizzazione.

L’ottenimento di una diagnosi (oggi di Disforia di genere) permette l’accesso delle persone trans alle terapie mediche, oltre che al riconoscimento legale del proprio genere.

Ovviamente la necessità stessa di una diagnosi comporta comunque una patologizzazione del corpo e dell’identità delle persone trans. Per questo è fondamentale agire sul piano culturale per contrastare lo stigma e la discriminazione generati da un’ignoranza generalizzata su queste tematiche.

Il discorso, sul piano legale e medico, è molto più complesso di così, questo post vuole introdurre dei concetti base e incoraggiare una de-patologizzazione e de-stigmatizzazione dell’essere trans e delle persone trans.

Infine, dobbiamo ricordarci che non tutte le persone trans sperimentano disforia di genere e non necessariamente durante ogni momento della loro esistenza come persone trans. E che identificarsi come persone transgender è un’esperienza personale e soggettiva: non esiste una gerarchia, non ci sono persone ‘più’ o ‘meno’ trans di altre.

Per tutti questi motivi dobbiamo adottare una visione più fluida del genere e superare la categorizzazione delle persone trans a seconda dei loro vissuti personali.

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