Bisessualità: significato, storia, rappresentazione

La bisessualità è l’orientamento sessuale più diffuso tra le persone della comunità LGBTQ+ (circa il 50%) ma anche uno di quelli meno compresi e talvolta più invisibili (infatti spesso è chiamata la ‘maggioranza invisibile’).

Se chiedete il significato a Google, probabilmente non troverete una varietà di definizioni diverse. Parte della confusione è generata dal prefisso bi- (= due) che fa si che la bisessualità sia ancora associata con l’attrazione per entrambi i generi, uomo e donna. 

Questa definizione oggi è considerata obsoleta e superata, sostituita da una più inclusiva.

In fondo la nostra comprensione del genere e della sessualità muta nel tempo e il linguaggio si adegua a questi cambiamenti.

Intanto quella che oggi chiamiamo bisessualità esiste da molto prima che esistesse una parola per definirla.

Bisessualità nell’antichità

Nell’antica Grecia gli uomini adulti, sposati, instauravano delle relazioni – anche di tipo erotico/sessuale – con giovani fanciulli. Queste relazioni andavano sotto il nome di pederastia e facevano parte di un percorso insegnamento, di trasferimento di conoscenza, esperienza e valori: l’adulto svolgeva il ruolo di mentore e preparava il giovane all’età adulta, raggiunta la quale il ragazzo si sarebbe poi sposato. 

Pederastia e omosessualità nell'Antica Grecia e a Roma

In Giappone, nel periodo Edo, succedeva qualcosa di simile tra i samurai: giovani ragazzi (wakashu) venivano allenati ed educati da uomini più adulti (nenja) e tra di essi si instaurava un legame profondo – shudo (“la via del giovane”) – che coinvolgeva anche la sfera sessuale ed era considerato benefico per gli adolescenti, necessario per fargli apprendere i valori. Una volta che il giovane avesse raggiunto la maggiore età, la relazione shudo sarebbe evoluta in un rapporto di amicizia. Parallelamente, il giovane aveva relazioni anche con donne. Il giovane ragazzo wakashu, infatti, era considerato oggetto di desiderio sia di uomini che di donne, ed era visto come una terza identità sessuale, un terzo genere.

immagine: allabout-japan.com

Una relazione educativo-sessuale simile avveniva anche tra monaci buddisti e accoliti.

Nell’antica Roma, invece, la sessualità aveva molto più a che fare con lo status sociale. Gli uomini adulti e liberi potevano avere relazioni sessuali anche con altri uomini, purché questi avessero uno status sociale inferiore (dovevano quindi essere schiavi o prostituti) e un ruolo passivo. I comportamenti sessuali, infatti, non erano classificati in base al genere del partner ma al ruolo attivo o passivo. 

Bisessualità sinonimo di ermafroditismo

Prima di essere associato a un orientamento sessuale, a inizio ‘800, il termine bisessualità veniva usato come sinonimo di ermafroditismo per descrivere la combinazione, in un unico organismo, di caratteristiche sessuali sia femminili che maschili (quello che oggi chiamiamo intersessualità). 

Bisessualità come orientamento sessuale

Come parola identificativa di un orientamento sessuale, il termine bisessualità è stato coniato dal neurologo americano Charles Gilbert Chaddock nel 1892, con la traduzione in inglese di Psychopathia Sexualis, testo dello psichiatra tedesco Richard von Krafft-Ebing, diventato un riferimento internazionale per psichiatri, medici e giuristi. Si tratta di uno dei primi testi che ha parlato di patologie sessuali e raccoglie casi clinici e studi del comportamento sessuale con l’obiettivo di patologizzare tutte le pratiche sessuali non funzionali alla riproduzione, che venivano quindi viste come devianti. La parola bisessualità indicava  l’attrazione sessuale verso persone del genere sia uguale che diverso dal proprio.

Nello stesso periodo, Freud parlava di bisessualità come una caratteristica innata dell’individuo. Pensava che tutti gli esseri umani nascessero bisessuali e durante lo sviluppo psicofisico si orientassero verso l’eterosessualità o l’omosessualità, pur mantenendo una bisessualità latente.

In questo periodo storico la psicologia occidentale ha una visione esclusivamente binaria del genere e riconosce solo due sessi e due generi: uomo e donna.

Pur avendo un termine per identificare la bisessualità, di questo orientamento non se n’è parlato fino alla seconda metà del ventesimo secolo a causa dello stigma culturale che patologizzava l’omosessualità.

Il primo shift culturale positivo avviene nel 1948, quando il sessuologo americano Alfred Kinsey elabora la Scala Kinsey all’interno della sua ricerca sul comportamento sessuale umano. Per la prima volta viene proposta una visione meno binaria e più fluida degli orientamenti sessuali e viene introdotto il concetto di spettro o continuum.

Prevalance of Homosexuality study
immagine: KinseyInstitute.org

La Scala Kinsey dispone gli orientamenti sessuali su sette gradini che assumono valori da 0 a 6, dove 0 corrisponde a “esclusivamente eterosessuale” e 6 a “esclusivamente omosessuale”. In mezzo sono compresi tutti i comportamenti sessuali che non possono essere classificati nettamente da una parte o dall’altra e quindi anche quella che oggi definiamo bisessualità.

Nonostante i passi avanti, la bisessualità è rimasta discriminata e invisibilizzata per molti altri anni, almeno fino a quando l’omosessualità è stata considerata un disturbo mentale.

L’inizio della depatologizzazione risale al 1973, quando l’American Psychiatric Association ha eliminato l’omosessualità dal DSM – Diagnostic and statistical manual of mental disorder (il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), che fino a quel momento aveva classificato l’omosessualità prima come un disturbo sociopatico della personalità (1952) e poi come deviazione sessuale (1968). È solo nel 1990 che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità depenna definitivamente l’omosessualità dall’elenco dei disturbi mentali e viene ritenuta una variante naturale del comportamento sessuale umano.

The Bisexual Manifesto

Nello stesso anno il “The Bisexual Manifesto”, divulgato sulla rivista Anything That Moves dedicata alla comunità bisessuale e pubblicata dal 1990 al 2002, evidenziava la natura non binaria della bisessualità:

Bisexuality is a whole, fluid identity. Do not assume that bisexuality is binary or dougamous in nature; that we must have “two” sides or that we MUST be involved simultaneously with both genders to be fulfilled human beings. In fact, don’t assume that there are only two genders. Do not mistake our fluidity for confusion, irresponsibility, or an inability to commit. Do not equate promiscuity, infidelity, or unsafe sexual behavior with bisexuality. Those are human traits that cross ALL sexual orientations. Nothing should be assumed about anyone’s sexuality—including your own.

Definizione di Bisessualità

Per bisessualità, quindi, nella sua accezione più corretta e inclusiva, si intente l’attrazione – sessuale, romantica, emotiva – verso più di un genere. Si parla anche di attrazione verso tutti i generi o indipendentemente dal genere (definizione praticamente uguale a quella di pansessualità).

In questa definizione nessun genere viene escluso.

Per parlare esclusivamente di attrazione romantica si usa il termine biromanticismo.

Il termine bisessuale può essere usato sia come aggettivo che come sostantivo diventando un’etichetta identitaria.

La bisessualità si contrappone alla monosessualità, ovvero l’attrazione esclusiva per un genere (che quindi comprende le identità eterosessuale e omosessuale). 

Bisessualità è un termine ombrello che comprende un insieme di identità, attrazioni e comportamenti non monosessuali come pansessualità, omnisessualità, polisessualità.

Bisessualità si trova anche abbreviata in Bi o Bi+, per indicare tutto lo spettro bisessuale.

Una persona bisessuale può: essere attratta da generi diversi in modi diversi; essere attratta maggiormente da alcuni generi rispetto ad altri; essere attratta da diversi generi in momenti diversi della vita.

Una persona bisessuale può definirsi tale o usare altre “etichette” in base al contesto in cui si trova e alle persone con cui parla. Per esempio può descrivere il proprio orientamento come queer o fluido. Può anche decidere di non attribuirsi nessuna etichetta perché non la ritiene indispensabile al senso di sé.

Discriminazione della bisessualità

Con il termine bifobia si intende la paura, intolleranza o avversione nei confronti di persone bisessuali. 

La bifobia è causa di varie forme di discriminazione delle persone bisessuali e di bias e luoghi comuni che non rispettano e invalidano questo orientamento.

È ancora diffusa l’idea che le persone bisessuali siano: promiscue; più infedeli e propense a tradire per il solo fatto di essere attratte da generi diversi; incapaci di impegnarsi seriamente in una relazione; indecise sul proprio orientamento.

La sessualità umana muta con il tempo, l’esperienza, l’acquisizione di consapevolezza, ma pensare che la bisessualità sia solo una fase equivale ad affermare che non esiste, che non è un orientamento valido ma solo un momento di temporanea indecisione e confusione. 

Una forma di discriminazione della bisessualità è proprio la bi erasure, la cancellazione.

Un altro problema del nostro tempo è la feticizzazione della bisessualità femminile: nella società occidentale l’immagine di due donne che interagiscono sessualmente è non solo accettata ma feticizzata per appagare fantasie erotiche maschili. 

Bandiera della Bisessualità

La bisessualità è ovviamente rappresentata da una sua bandiera che è stata creata nel ’98 usando gli stessi colori di un altro simbolo precedente, conosciuto come bi-angels:  due triangoli rovesciati, uno rosa e uno blu, che si sovrappongono generando un triangolino viola.

bi angels triangles

Il triangolo rosa ha una storia interessante: durante il regime nazista tedesco era il simbolo che veniva cucito sulle divise degli uomini omosessuali nei campi di concentramento per identificarli e deumanizzarli ulteriormente.

Prigionieri dei campi di concentramento che indossano triangoli rosa sulle uniformi e marciano scortati dalle guardie in Germania nel 1938.
immagine: time.com

Negli anni ’70, il triangolo rosa è stato rivendicato dai movimenti per i diritti omosessuali come simbolo di liberazione. A metà degli anni ‘80 il triangolo, ribaltato con la punta in su, è comparso sull’iconico poster nero con la scritta bianca Silence = Death Project, progetto di un gruppo di sei attivisti di New York finalizzato a incoraggiare una presa di coscienza collettiva dell’AIDS e denunciare l’indifferenza delle istituzioni.

Silence=Death cartello lotta AIDS

Il triangolo rosa si è legato all’attivismo per l’AIDS ed è stato adottato dal gruppo internazionale ad azione diretta ACT UP (AIDS Coalition to Unleash Power) che si è impegnato attivamente per abbattere il muro di silenzio intorno a HIV e AIDS, sensibilizzare l’opinione pubblica e costringere politica e comunità medica ad agire (un film del 2017, 120 battiti al minuto, racconta la militanza del gruppo Act Up-Paris). 

immagine: lithub.com

La bandiera della bisessualità è formata da 3 strisce: una rosa in alto (che rappresenta l’attrazione verso persone del proprio genere), una blu in basso (che rappresenta l’attrazione verso persone del genere diverso dal proprio) e in mezzo una viola (che rappresenta la sovrapposizione dei due tipi di attrazione). 

Bandiera orgoglio bisessuale
Bandiera orgoglio bisessuale disegnata nel 1998 da Michael Page

Orgoglio bisessuale

Alla bisessualità, ogni anno, è dedicata la Bisexual Awareness Week (#BiWeek) – Settimana della Consapevolezza Bisessuale la – che inizia il 16 settembre e termina il 23 con il Bisexuality Day o Bisexual Pride and Bi Visibility Day (#BiDay, #BiVisibilityDay) – la Giornata mondiale della visibilità e dell’orgoglio bisessuale. 

Bisessualità nei media

La rappresentazione mediatica della bisessualità storicamente si è rivelata parecchio problematica; oggi sta migliorando ma si porta dietro il condizionamento di vecchi tropi e stereotipi. 

Il GLAAD – organizzazione americana no-profit finalizzata a promuovere un’accurata rappresentazione delle persone LGBTQ+ nei media – ogni anno stila il report Where We Are on TV per misurare la presenza televisiva di personaggi LGBTQ+. 

Il report riferito alla stagione 2020-2021 ha calcolato che i personaggi bisessuali costituiscono il 28% di quelli LGBTQ+ e che, nonostante i passi avanti nella narrazione, continuano a persistere alcuni tropi negativi come:

  • trattare la bisessualità come espediente narrativo temporaneo per poi abbandonare il personaggio;
  • far passare l’identità dei personaggi bisessuali come non valida da parte de* loro partner;
  • rappresentare i personaggi bisessuali come intrinsecamente inaffidabili, adulteri, calcolatori, ossessivi o inclini a comportamenti autodistruttivi;
  • rappresentare la bisessualità e le relazioni bisessuali come transazionali o funzionali esclusivamente a ottenere benefici o informazioni invece che basate su un genuino interesse;
  • bi erasure: silenziamento dei personaggi e delle storie bisessuali che non vengono mai apertamente dichiarate o discusse come bisessuali.

Nel suo memoir Generazione Slut, la sex blogger americana Karley Sciortino scrive 

In linea di massima, la gente crede che la bisessualità non esista o che le persone bi siano zoccole malvagie. E queste idee si riflettono in modo pesante sulla cultura popolare. Mentre crescevo, le persone bi erano praticamente invisibili nella cultura di massa. E quando erano rappresentate, stavano solitamente uccidendo qualcuno. Letteralmente. Avete mai notato che nei film le persone bisessuali sono quasi sempre assassini ninfomani diabolici? Solo per citare alcuni esempi: c’è il thriller classicone Basic Instinct dove Sharon Stone interpreta una bisessuale sanguinaria depravata; o Jennifer’s Body, in cui Megan Fox partecipa a un rituale sessuale che la trasforma in un demone omicida bisessuale; o House of Cards, nel quale il protagonista Frank Underwood è un politico manipolatore sessualmente fluido che occasionalmente uccide chiunque si metta in mezzo alla sua scalata al potere.

La narrazione sta cambiando e negli ultimi anni abbiamo avuto esempi di personaggi bisessuali più complessi e meno diabolici. Serie come Transparent, Broad City, Orange Is the New Black, Glee, Sex Education, ma anche il caro vecchio Grey’s Anatomy (conCallie Torres), hanno diversificato la rappresentazione della bisessualità e, in generale, della comunità LGBTQ+.

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